lunedì 19 dicembre 2011

Signora Pacilli, lo sa?, è morto il mio Giorgino. Sapesse che tragedia, non se lo può immaginare! Anche i medici non ci credevano. Va bene che aveva 84 anni, va bene che aveva avuto un infarto, ma non è morto per quello, no. Gli è venuto un malaccio, sa?, allo stomaco... Era una cosina da niente, dicevano, i medici, gli misero un tubicino, ma dopo una settimana era peggio. Gli allungarono il tubicino, ma niente... Era ridotto uno scheletro, il mio Giorgino. E sì che era un bell'uomo. Anche a 84 anni, con tutti i suoi capelli riccioluti, un fisico...che neanche un ragazzino! Senza pancia, muscoloso... insomma non ci crederebbe signora Pacilli, detto fra noi, in confidenza...scusi la crudezza... ma gli si rizzava ancora! Dunque: ci conosciamo da più di vent'anni. Siamo vicine di casa in montagna. Una villetta divisa in tre appartamenti. Tre balconcini delle rispettive camere da letto affiancati sui relativi piccoli giardini. Al mattino in genere era facile incontrarci sui balconcini, in vestaglia, con i guanciali in braccio da appoggiare sulle balaustre al sole. Ai lati io e Carla, scarmigliate e con gli occhi ancora pesti dal sonno recente, lei, Fiorenza, regolarmente con una vaporosa vestaglia di seta a fiori, perfettamente pettinata con riccioli sapientemente laccati e truccata con l'ombretto viola, il rimmel e il rossetto sulle labbra. Si avvertivano perfino i profumi della sua toeletta. Mi ha sempre chiamato Pacilli, col nome del vecchio proprietario della nostra casa e non c'è stato verso di farle cambiare idea. Non ci siamo viste molto in vent'anni, perché loro avevano anche una villa al mare e lei preferiva la vita marinara a qualla montanara. Uno o due giorni a stagione. Signora Pacilli, beata lei che i suoi figlioli sono laureati: il mio non ce l'ha fatta. Ma non è colpa sua, sa!, è colpa della sua moglie che non ha voluto aspettare a sposarsi. E siccome aveva furia lui ha dovuto cominciare a lavorare col suo babbo. Al forno. E' un lavora di sacrificio, sa! Sì cara la mia Fiorenza, le risposi un volta, ma intanto il suo figliolo ha la villa al mare e una megabarca per andare in Sardegna o dove cavolo vuole! Senza contare il palazzo che si è comprato sopra il forno. Ma tant'è, non siamo mai banalmente contenti. Un figlio laureato ai suoi occhi era un sogno perduto. Ora comunque voglio ricordare la prima volta che feci conoscenza con Giorgino e Fiorenza. Era la prima estate che passavamo in montagna nella nostra casetta comprata di fresco. Avevamo già conosciuto i nostri vicini del lato opposto della villetta, ma non si vedevano ancora quelli dell'appartamento centrale. Una notte d'agosto ci svegliò improvviso un rumore strano proprio al di là della parete alla quale si appoggiava il nostro letto, sormontato per inciso da un magnifico arazzo con cigni e pavoni a punto croce ricamato dalla sottoscritta. Non ci raccapezzammo subito, ma poi fu chiarissima la natura del del rumore.Era un cigolio regolare, cadenzato, senza interruzioni: un chiaro cigolio da coito. Scoppiai in una risata e mio marito mi tappò la bocca. Temeva che mi sentissero al di là della parete. Niente paura, scherziamo!, cosa vuoi che sentano con quel maledetto letto sgangherato. Mi è venuto in mente quell'episodio, quando Forenza, in lutto ma ancora sfarzosa nella sua vestaglia di seta a fiori e ancora meravigliosamente pettinata e truccata, procace ottantenne senza età, mi ha detto pensi!!!,gli si rizzava ancora! E io ho stupidamente pensato: chissà quanti letti hanno fuso, beati loro!

0 commenti:

Posta un commento