lunedì 19 dicembre 2011

La mongolfiera

La mongolfiera. E' andata così, che nostri amici da diversi anni vanno ad assistere al lancio di una piccola mongolfiera fabbricata da un giovane appassionato. Questo avviene al Melo, piccola località con un prato e un paio di case non lontano da Cutigliano, Pistoia. Veramente il prato è stato cementato per far posto ad un campo da pallavolo e pallacanestro. In questo spazio of gni 14 agosto si tiene la Sagra del tortello con relativo lancio di mongolfiera. E non mancava l'orchestrina paesana con fisarmonicista pianista e procace cantante con voluminoso capello nero e seducente abito rosso. Il pianista ovviamente suonava la tastiera fornita di vigoroso accompagnamento orchestrale che suonav tutti i ritmi necessari. Amplificatori assordanti. Nell'attesa del lancio bambini con pattini, pallone ecc si divertono come matti sul campo di pallavolo, in caso di necessità tramutabile in pista da ballo. E infatti le danze non si fanno aspettare. Comincia un sessantenne baffuto e rubizzo, in sandali e pantaloncini che si muove con mucho gusto impostando una sequenza di passi che io mi dico subito:scuola di ballo! Gli si affianca una florida bionda con pantaloni bianchi e maglietta splendente d brillantini, anche lei sulla sessantina. Poi pian piano se ne affiancano altri, tutti allegramente anzianotti: tutti in riga eseguono gli stessi passi cadenzati e simmetrici: tre a destra, tre a sinistra, tre in avanti, tre all'indietro, saltello sulla gamba destra, saltello sulla gamba sinistra, pugni chiusi e gomitate all'indietro. E si ricomincia la sequenza. Precisi, concentrati convinti: una trentina di persone. Tutte da scuola di ballo. Una Chorus Line attempata, non particolarmente energica ma vivace. Tutti molto precisi nell'eseguire i passi e le movenze del caso. E la musica cambia, da un cha cha si massa alla rumba, magari anche a una salsa o ad un tango argentino, ma niente paura: la sequenza dei passi non cambia. E il bello è che ognuno balla per conto suo, senza bisogno di contatti superflui. E così anche la signora sui settanta, con pantaloni neri e funerea camicia di pizzo pure nero, può ballare con piccoli passi perfettamente controllati ed enigmatico volto privo di espressione.Balla e sembra che preghi forse per il defunto marito. Mentre il sessantenne baffuto, veramente deliziato, può permettersi movenze vagamente rotatorie e seducenti del bacino.Il rito della mongolfiera per me è stato secondario: questo malinconico pallone che recava la scritta-30- (tanti sono gli anni che il suo devoto costuttore ha dedicato alla sua creatura: 30 anni, 30 mongolfiere,chissà se è riuscito a dedicare 30 anni anche alla moglie!),si è innalzato dolcemente per aria e in dieci minuti, forse nemmeno, è sparito fra le nuvole bianche. Non sto a sottolineare la successiva lunghissima coda per prenotare la cena col tortello. Stamani sono andata a Pieve. Le campane della chiesa chiamavano a messa. Uno scampanellio strano, che non avevo mai sentito. Ma aveva chiaramente un ritmo, un ritmo ballabile.Ed ho capito. Il prete, furbissimo, ha trovato il modo di chiamare i parocchiani a raccolta. E loro, come incantati dal pifferaio magico, si raccolgono sul sagrato, si mettono in riga, e , devota Chorus Line, tre passi a destra, tre passi a sinistra, entrano in sintonia con se stessi e con Dio pronti per la Messa! E vann tutti alla scuola di ballo. Will you dance?

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